Senza Di Pietro
Il discorso roboante pronunciato due giorni fa da Antonio Di Pietro alla Camera (“Mentre il presidente Monti dice le bugie sulla crisi che sarebbe finita ci sono persone che si suicidano; quelle persone che si suicidano il presidente Monti le ha sulla coscienza”) segna l’apertura di una fase nuova e più radicale dell’opposizione del suo partito al governo di Mario Monti, al quale aveva concesso la fiducia pochi mesi fa.
16 AGO 20

Il discorso roboante pronunciato due giorni fa da Antonio Di Pietro alla Camera (“Mentre il presidente Monti dice le bugie sulla crisi che sarebbe finita ci sono persone che si suicidano; quelle persone che si suicidano il presidente Monti le ha sulla coscienza”) segna l’apertura di una fase nuova e più radicale dell’opposizione del suo partito al governo di Mario Monti, al quale aveva concesso la fiducia pochi mesi fa.
E’ interessante osservare che questo salto di qualità si è verificato proprio nel giorno in cui Pier Luigi Bersani segnava un punto importante ottenendo, anche grazie alla disponibilità del Pdl, una modifica della disciplina dei licenziamenti e quindi consolidava le ragioni del sostegno all’esecutivo.
Di Pietro punta ormai esplicitamente a sottrarre all’antico alleato democratico il consenso degli insoddisfatti. Lo ha fatto con spregiudicatezza, massima nel caso del collegamento ferroviario tra Torino e Lione, che aveva approvato e sostenuto personalmente da ministro dei Lavori pubblici e che ora ha rinnegato per sostenere il movimento No Tav. Sulle questioni economiche il giustizialismo italiano sembra ormai ispirarsi a quello peronista, che del rifiuto dei vincoli finanziari internazionali aveva fatto la sua bandiera.
Così oggi non ci si stupisce se la manifestazione contro il governo promossa dall’estrema sinistra viene convocata con l’obiettivo di creare una nuova alleanza antagonistica “a cominciare da Sinistra e libertà e dall’Italia dei valori”, come recita il manifesto di convocazione dei militanti. Se si aggiunge la contrapposizione alle candidature del Pd che si è realizzata a Napoli e che è annunciata a Palermo, si vede come, dalle prossime elezioni in poi, sia rapidamente destinata a sbiadirsi la “foto di Vasto”.
Bersani per ora non reagisce, probabilmente non lo farà fino alle amministrative (il Pd, nel novanta per cento dei comuni in cui va al voto, è alleato con Sel e Idv), ma ormai è chiaro che la strategia adottata da Di Pietro è molto di più di una spina nel fianco. Ora al Pd cominciano a sospettare che l’idea di puntare ad amplissime alleanze multidirezionali, dall’Idv all’Udc, rischia di portare al suo contrario, l’isolamento bilaterale.